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IL "CASO" BARANZATE, OVVERO LA CONVIVENZA POSSIBILE E VIRTUOSA CON GLI IMMIGRATI (Luglio 2014)

di Lino Duilio, Enrico Lovati, Pasquale Mari




1 - INTRODUZIONE

L’immigrazione verso l’Italia ha assunto, negli ultimi anni e più recentemente, proporzioni rilevanti. Che hanno fatto registrare reazioni diverse e di differente natura: accoglienza quasi eroica (in particolare) delle comunità confinanti con il mare che ci separa dalle coste africane; preoccupazione sociale diffusa e crescente nel Paese; strumentalizzazione da parte di alcune forze politiche interessate a fini di consenso elettorale; inadeguatezza delle misure istituzionali; indifferenza sostanziale dell’Europa. 
Il fenomeno, che non è esagerato individuare quale sintomo di un processo ineludibile di portata storica, meriterebbe una riflessione ampia, di spessore culturale e politico. Volta ad interrogarsi sulle prospettive che si addensano su un continente, quello europeo, verso il quale si dirigono (anche se non esclusivamente), le spinte ad emigrare, per ragioni diverse, di milioni di persone, quasi sempre povere ed in cerca di un miglior destino.
Non è - quest’ultima – la finalità di questa nostra piccola testimonianza.

Qui di seguito si dà semplicemente conto di un’esperienza di convivenza tra persone provenienti da paesi molto diversi e lontani tra di loro, che da parecchi anni si sono concentrate in una cittadina alle porte di Milano, in un numero così rilevante che non poteva rimanere inosservato.

Si tratta di persone, giovani e meno giovani, occupate e disoccupate, di cultura, razza, religione, così differenti tra di loro che viene spontaneo domandarsi: cosa accade in una realtà così caratterizzata? Che tipo di integrazione si è determinata in un simile contesto? Quali considerazioni suggerisce questa esperienza, quali risultati ha messo in luce e quali problemi sperimenta? E, soprattutto, è possibile enucleare nella vita vissuta di questa cittadina dei “punti fermi” che possano insegnare qualcosa e diventare “riferimento possibile” per situazioni analoghe reperibili in altri paesi e in altre città?
Da qui, da questa (almeno per noi) “buona pratica”, è nata l’idea di illustrare e contribuire a far conoscere



2 - IL CONTESTO

A Baranzate, un piccolo comune alle porte di Milano, un abitante ogni quattro è straniero (il 26,5% di 11.144 abitanti, circa tremila persone).
In questo territorio vivono circa 72 etnie diverse: Europa dell’Est (romeni, moldavi e albanesi), Africa (senegalesi e maghrebini), Asia (cinesi, cingalesi e filippini), America latina (peruviani, ecuadoregni e brasiliani).
L’immigrazione è concentrata in un’area, quella del quartiere Gorizia (3.800 abitanti), dove la percentuale degli stranieri arriva al 40%.
Nel quartiere vi è una situazione di diffuso disagio sociale ed economico, anche per la componente italiana, di prevalente origine meridionale (a seguito di una ondata migratoria negli anni ’70).



3 - IL FENOMENO

A fronte di una situazione potenzialmente esplosiva, a Baranzate non si registrano né manifestazioni di razzismo, né indici di criminalità superiori alla norma.
Si osservano invece segnali di accettazione da parte della popolazione italiana e segnali di inserimento e radicamento da parte della popolazione straniera, quali:

- molti anziani italiani sono accuditi da badanti straniere;
- molti negozi sono stati rilevati da stranieri e sono frequentati indifferentemente da italiani e da stranieri;
- I bambini e i ragazzi  si aggregano in gruppi multietnici.



4 - UNA POSSIBILE SPIEGAZIONE

A fronte di una situazione potenzialmente esplosiva, a Baranzate non si registrano né manifestazioni di razzismo, né indici di criminalità superiori alla norma.
Una possibile spiegazione è a nostro avviso riconducibile al fatto che in Baranzate, in particolare nel quartiere Gorizia, vi sono stati due favorevoli fattori di contesto:

1) una popolazione italiana residente con comportamenti inclusivi, probabilmente dovuta sia al suo livello socio-economico “popolare”, sia al passato di “immigrati” dal sud (o dal Veneto), vissuto direttamente o indirettamente (in quanto figli di immigrati); questo fattore è stato poi rafforzato nel tempo dalla sempre più elevata presenza di popolazione non italiana

2) una amministrazione comunale (con il Sindaco, l’Assessore ai servizi sociali, i Servizi Sociali) che ha adottato un comportamento non discriminante, che, in particolare, gestisce l’aiuto alle persone in condizione di disagio in modo indistinto tra italiani e stranieri (p. es. nell’assegnazione delle abitazioni di edilizia residenziale pubblica),

ed hanno operato due proattivi ed efficaci motori di integrazione:

- la Scuola Istituto Comprensivo “G. RODARI”
- la Parrocchia S. Arialdo,

animati da persone (la Preside, il Parroco) che hanno affrontato in ottica progettuale sia il disagio in genere, sia gli aspetti peculiari del disagio degli immigrati (iniziale sradicamento dal contesto socio-economico, non conoscenza della lingua, differenza culturale in termini di usi, costumi, religione).
Nel seguito analizziamo i due “motori”, sia perché presentano alcuni approcci efficaci che possono ispirare altre realtà, sia perché “seminano per il futuro”, in quanto agiscono sulla fascia più giovane.



5 - LA SCUOLA

L’esigenza

Anno scolastico 2013-2014:

- Numero allievi: 829
- Quota di allievi stranieri: 49%
- Numero docenti: Infanzia 17-Primaria 50-Secondaria 50

L’alta incidenza di alunni stranieri produce la necessità di attuare strategie didattiche-educative per offrire agli alunni non italofoni un percorso di integrazione di pari opportunità di studio e di formazione delle personalità nel rispetto delle differenze.


La strategia di approccio

A partire da questa considerazione la Preside ha realizzato due azioni strutturali:

- Valorizzazione dell’Orchestra d’istituto (la scuola media ha due indirizzi: Musicale e Scientifico-Tecnologico) come elemento di aggregazione tra tutte le etnie

- Ottenimento di finanziamenti dal Comune di Baranzate e dall’Ufficio Scolastico Regionale

Ha inoltre impostato e attuato un piano di azioni (enunciato nel documento “Io e l’altro:-Progetto inserimento alunni stranieri e Rom”, Anno scolastico 2012-2013) specifiche per ciascuno di questi tre target:

- bambini/ragazzi
- genitori (in particolare le madri)
- docenti.


Tra le diverse azioni, nel seguito segnaliamo quelle che ci sembrano più interessanti.


Azioni indirizzate ai bambini/ragazzi

-
Applicazione rigorosa del “Protocollo di accoglienza” redatto da una commissione territoriale coordinata dalla Provincia di Milano.

Il Protocollo include indirizzi chiave:

- Formare classi con composizione equilibrate;

- Testare subito il livello linguistico sia per indirizzare/personalizzare la formazione linguistica generale che per lo studio (p.es. capacità di consultare un libro scolastico);

- Coinvolgere la famiglia (spiegando, per esempio, che cosa ci si aspetta che i genitori facciano per aiutare i figli a casa);

- Realizzazione di un orto biologico visto come attività pratico-manuale per la risoluzione di problematiche comportamentali.  Tale laboratorio aiuta gli allievi ad incanalare le proprie energie in modo costruttivo e controllare maggiormente il proprio comportamento.


Azioni indirizzate ai genitori

-
“Mamme a scuola”: corso di prima alfabetizzazione per mamme non italofone (2-4 ore a settimana). Le mamme possono portare anche figli piccoli che vengono accuditi da un’insegnante in un’aula attrezzata con giochi ecc.. Si creano inoltre occasioni di conversazione e di costruzione di rapporti amichevoli, p.es., invitando a portare cibi dei loro paesi.

- Incontri con le mamme non italofone per istruirle al ruolo atteso di supporto ai figli e per aiutarle a superare l’isolamento nel quale spesso si trovano e fare gruppo attraverso attività quali:

1) conversazioni per risolvere problematiche di vario tipo (es: comprensione dell’organizzazione e delle comunicazioni scolastiche);

2) primo approccio all’uso del computer.


Azioni indirizzate ai docenti

I docenti vengono indirizzati in diversi modi a affrontare le specifiche condizioni degli allevi immigrati.
A tutti  i docenti dei tre ordini di scuola viene chiesto di svolgere attività di supporto mirate sugli immigrati per:

- accogliere i neo-arrivati;

- ricostruire il curriculum scolastico e il vissuto familiare dell’allievo;

- definire programmazioni di prima alfabetizzazione;

- definire interventi individualizzati;

- organizzare incontri tra genitori, mediatori culturali e insegnanti;

- elaborare testi semplificati delle varie discipline;

- elaborare unità disciplinari che valorizzino e richiamino costantemente la cultura dei paesi degli allievi stranieri e rom;

- I docenti seguono corsi per apprendere le metodologie specifiche per allievi con disagio (incluso il disagio derivante dall’essere immigrato);

- Un docente ha l’incarico di coordinare tutti gli interventi concernenti gli immigrati.



6 - LA PARROCCHIA

Il parroco è arrivato a Baranzate nel 2004 ed ha subito concepito la parrocchia come “laboratorio pastorale” finalizzato a “creare convivenza civile in un contesto difficile”.
Da allora ha sviluppato una notevole serie di progetti finalizzati a creare nella popolazione “focolai” di relazione umana.

Un esempio di progetto: Progetto "Braccio di ferro", per dare forza allo studio e al tempo libero.

Il progetto sostiene il territorio attraverso una proposta socio-educativa volta a favorire l’incontro fra bambini e preadolescenti, con difficoltà scolastiche e familiari, per accompagnarli nel loro percorso di crescita complessivo.
Grazie al finanziamento ottenuto tramite  la L.R. 23/99 Bando 2004. il progetto si è consolidato a partire dal settembre 2005,
Le attività di “Braccio di ferro” si svolgono nei mesi da settembre a maggio e, a partire dal 2005, il Progetto ha sempre operato con continuità  ottenendo ogni anno i finanziamenti necessari per poter svolgere le attività previste.
Fondamentale è stato il contributo della Fondazione Peppino Vismara che, a partire dal 2007 ha finanziato il Progetto per tre anni, coinvolgendo pian piano anche il Comune di Baranzate, che da settembre 2010 risulta essere l’unico finanziatore di “Braccio di ferro”.
Il Progetto si svolge interamente nei locali della Parrocchia S. Arialdo ed è aperto quattro giorni a settimana, dal martedì al venerdì.
Gli operatori coinvolti sono in parte educatori retribuiti e in parte volontari che prestano il loro tempo almeno un pomeriggio alla settimana. L’investimento sui volontari è tenuto in forte considerazione: le uscite di condivisione, i percorsi di formazione e le serata di svago sono occasioni importanti per fare squadra.
“Braccio di Ferro – elementari”  è aperto il mercoledì e il venerdì dalle 16.30 alle 19.00.
Entrambi i pomeriggi iniziano con un momento di “accoglienza”, scandito da un’attività di benvenuto (come “l’inno di Braccio di ferro”, il “tappometro” ecc) e dalla merenda, e terminano con “il cerchio finale”, attività di saluto e rilettura del pomeriggio attraverso stimoli che facilitano il confronto emotivo.
Il mercoledì è il pomeriggio dedicato al recupero scolastico su argomenti concordati con i docenti di riferimento e le facilitatrici culturali e alle attività di gruppo.
Oltre ai più vari giochi di gruppo proposti sia dagli operatori che dai bambini, in questi anni, con l’obiettivo di far sperimentare ai bambini diverse capacità, creare opportunità di collaborazione e lavorare con loro su differenti tematiche, si sono organizzati svariati laboratori – gestiti direttamente da figure professionali volontarie di alto profilo (come un cuoco professionale, una dottoressa laureata DAMS a Bologna e specializzata in arte terapia) -, che hanno in alcuni casi coinvolto anche i genitori,  quali:

- Laboratorio “mi presento”
- Laboratorio di igiene
- Laboratorio “L’angolo delle favole”
- Laboratorio “ oggi cucino io”
- Laboratorio creativo
- Laboratorio “crea il tuo burattino”


Il modello di azione

Il modello di azione presenta sei “ingredienti pricipali”:

1) Leadership del Parroco

2) Principi di riferimento:

- agire come “enzima”, favorendo l’innesco di meccanismi relazionali che proseguono e si amplificano nella quotidianità;

- far partecipare le persone, facendo in modo che mettano in campo i loro “saper fare” (es. saper cucinare, saper raccontare favole, saper far fare i compiti ai bambini, saper cucire) che li fanno “sentire partecipi”.

3) Azione per progetti, su target con “effetto leva”; i progetti sono gestiti in modo strutturato e sono rivolti a target specifici da cui ci si può aspettare effetti maggiori e/o di lungo periodo; target importanti sono i bambini (per fascia di età) e le madri

4) Organizzazione “professionale” mista: volontaria e con un nucleo stabile dedicato. Lo staff dedicato è formato da due “laiche” (impegnate full time e retribuite da una cooperativa) e da una suora. Lo staff conta poi su:

- volontari che svolgono attività di facilitazione nei progetti;

- professionisti (es. psicologi, animatori di eventi, sociologi) retribuiti e coinvolti secondo necessità.

5) “Mappatura del territorio”: si utilizzano e si analizzano statistiche che descrivono minuziosamente ogni strada del quartiere in termini di nuclei familiari, attività commerciali, situazioni di disagio sociale o di bisogno economico

6) Impiego di meccanismi di fund “raising” e di resource “raising”: si spazia dall’azione su soggetti imprenditoriali (Barilla ha finanziato la creazione della palestra) e sulla grande distribuzione (pacchi alimentari), ai bandi di finanziamento pubblici, alla collaborazione con il Comune e con cooperative/enti no profit che apportano risorse ad alta professionalità.






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